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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: mezzi insidiosi, Giappone, Kaiten, Kamikaze
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Alla fine del 1944, la situazione bellica per il Giappone era drammatica. Con l’invasione delle Filippine, la marina imperiale giapponese decise di adottare delle tattiche di attacco navali suicide simili a quelle adottate dai kamikaze, i piloti di aerei che sacrificavano la loro vita lanciandosi contro le navi nemiche. Nacquero i kaiten (“ritorno ai cieli”) uomini che guidavano dei siluri modificati contro le navi nemiche, sacrificando la loro vita nell’azione.
la petroliera Mississinewa, prima vittima dei kaiten Kaiten: Japan’s Secret Manned Suicide Submarine and the First American Ship It Sank in WWII (kamikazeimages.net)
A scanso di equivoci, vorrei chiarire che la loro azione non può essere comparata a quella dei gamma italiani, che con i loro mezzi attaccavano le navi nemiche a cavallo dei siluri a lenta corsa. Nel primo caso i kaiten conducevano di fatto delle missioni suicide in cui la presenza umana era sacrificale (anche per sopperire alle difficoltà di manovra di quei mezzi che erano in pratica dei siluri lanciati sul bersaglio dal pilota) nell’altro le azioni degli italiani erano condotte da uomini che sfidavano la flotta alleata con i loro mezzi, navigando sott’acqua fino all’obbiettivo, ponendo le cariche sotto gli scafi dei bersagli e ripiegando poi sulla posizione di recupero prestabilita. Una filosofia totalmente diversa, non di facile lettura in una concezione occidentale, che assimilava i piloti dei kaiten, che decidevano di sacrificare la loro giovane vita lanciandosi contro le navi nemiche, a dei martiri per la Patria.
type 1 回天 – Wikipedia
La nascita
Lo sviluppo dei kaiten iniziò nel febbraio 1944 ed il primo prototipo (descritto come type 1) venne ultimato in luglio ed il 1 agosto vennero ordinate le prime cento unità. I progettisti originali nonché collaudatori dei mezzi furono i tenenti Hiroshi Kuroki e Sekio Nishina, che persero la loro vita ai comandi dei loro Kaiten durante le fasi preliminari dello sviluppo.
periscopio di un Kaiten mod. 1. sullo scafo il Kikusui, l’emblema speciale della nave d’attacco disegnato sulla versione rettificata del portello superiore del Kaiten di 1a classe.回天 – Wikipedia
Il primo modello Kaiten era basato sul motore del siluro Type 93 al quale era stata aggiunta una sezione contenente il posto di pilotaggio, una zavorra ed il carburante aggiuntivo. La cabina di pilotaggio misurava appena 8,50 metri. Il sistema di navigazione inerziale venne sostituito con una versione elettrica e i comandi erano elettrici. Il Kaiten era inoltre provvisto di un periscopio per finalizzare l’approccio finale.
I primi modelli permettevano al pilota di fuoriuscire dal kaiten dopo l’accelerazione finale verso il bersaglio, in maniera similare ai barchini esplosivi italiani. Di fatto le possibilità di successo di tale manovra erano dubbie in quanto comunque il pilota non avrebbe potuto essere salvato. Inoltre, vista la limitata capacità di manovra, un abbandono precoce del mezzo avrebbe diminuito le probabilità di colpire il bersaglio.
Furono progettati cinque modelli, i tipi 1, 2, 4 e 5 basati sul siluro Type 93 da 610 mm, propulso ad ossigeno puro ed il tipo 10 basato sul siluro Type 92 da 533 mm e propulso da un motore elettrico. I tipi 2, 4 e 10 vennero prodotti in piccola quantità e non vennero di fatto mai usati. Non si sa se siano mai stati costruiti prototipi del tipo 3.
Modelli
Di fatto solo il kaiten “Tipo 1” entrò in piena produzione ed utilizzato. Il loro impiego fu responsabile dell’affondamento della petroliera USS Mississinewa e del cacciatorpediniere di scorta USS Underhill. Complessivamente ne furono costruiti 300 esemplari di cui solo cento vennero impiegati in missioni suicide con un rapporto di successo molto basso. Per completezza descriverò gli altri modelli che, pur essendo miglioramenti del primo modello non riuscirono mai ad arrivare ad una sufficiente maturità.
Il Tipo 2 venne provato solamente in prove in bacino di carenaggio negli ultimi mesi del 1944 e non partecipò mai ad alcuna missione operativa. Dal punto di vista costruttivo il Tipo 2 differiva dal Tipo 1 per diversi particolari a causa dell’utilizzo di un nuovo motore aggiungendo i serbatoi del perossido di idrogeno nella parte anteriore del siluro e dell’idrato di idrazina nella parte centrale. Il Tipo 2 venne sempre afflitto da problemi al motore, legati soprattutto alla pressione dell’acqua marina utilizzata per il raffreddamento e per le scarse prestazioni.
type 2 回天 – Wikipedia
Il progetto venne quindi abbandonato dopo un solo prototipo prodotto. Una caratteristica del tipo 2 era di portare due persone e venne talvolta confuso con i sommergibili tascabili Ko-Hyoteki usati per gli attacchi contro Pearl Harbor e Sydney.
Type 4回天 – Wikipedia
Lo sviluppo del Kaiten “Tipo 4″ venne intrapreso all’inizio del 1945 a causa dei problemi del “Tipo 2” legati al perossido di idrogeno. Di questo modello, sembrerebbe che in totale vennero prodotti solamente quattro prototipi che non entrarono mai in produzione. Rispetto al “Tipo 2” differiva per una modifica all’impianto propulsivo e per una diversa disposizione dei serbatoi di aria e carburante. Per il fatto che le prestazioni si rivelarono molto inferiori alle attese fu abbandonato dopo i primi 50 esemplari prodotti.
Per quanto concerne il “Tipo 5“, il kaiten era di fatto identico al Tipo 4, eccetto per una diversa disposizione dei serbatoi d’aria anteriori.
Type 10 Kaiten – Wikipedia
Ultimo fu il “Tipo 10” derivato dall’abbandono dei precedenti progetti e, probabilmente, dall’abbondanza di siluri Type 92. Il modello fu progettato per essere utilizzato da postazioni di difesa costiere. Tecnicamente molto più semplice rispetto agli altri, era dotato di un motore elettrico che ne limitava la velocità operativa a soli 7 nodi consentendo una autonomia di 3,5 km ed un’operatività massima ad una profondità di soli 20 metri. La testata esplosiva era anch’essa ridotta a 300 kg. La fine della guerra decretò la fine dello sviluppo del modello tipo 10 dopo la produzione di una decina di esemplari.
(da sinistra a destra) i piloti dei Kaiten Ens. Akira Sato, Sub. Lt. Sekio Nishina, Sub. Lt. Hitoshi Fukuda, and Ens. Kozo Watanabe che effettuarono l’attacco contro la Missiwewa dopo essere stati rilasciati dal I-47 Kaiten: Japan’s Secret Manned Suicide Submarine and the First American Ship It Sank in WWII (kamikazeimages.net)
Addestramento
L’isola di Otsushima situata nel mare interno di Seto nella prefettura di Yamaguchi fungeva da base di addestramento e collaudo dei mezzi. I piloti designati erano tutti di giovane età e seguivano un corso articolato in più fasi, teoriche e pratiche che comprendevano l’uso del periscopio e degli strumenti di navigazione, e esercitazioni di guida su percorsi sempre più complessi fino ad un attacco simulato.
La tattica di attacco
I kaiten venivano avvicinati ai bersagli da un sommergibile madre che ne trasportava 4 o 6. Una volta intercettato il nemico, i kaiten venivano rilasciati ad una distanza di circa 6500 metri. I kaiten si avvicinavano a quota periscopio al loro obbiettivo per un breve re-targeting a circa mille metri, necessario per fare eventuali correzioni di rotta. Quindi si immergevano per dirigersi sul bersaglio. Una volta lanciato il mezzo, il pilota poteva solo sperare di morire sul colpo … la possibilità di mancare il bersaglio era alta e, non potendo rientrare al sommergibile, una volta esaurito il carburante si sarebbe trovato solo, in pieno oceano. Si pensa che molti piloti kaiten, a quel punto decidessero di auto detonarsi piuttosto che attendere la morte nell’immensità dell’oceano. Il kaiten, di fatto, era un’arma veloce, difficile da controllare e soggetto a variazioni di quota non controllabili. Come tutti i mezzi subacquei dell’epoca non erano scevri da problemi meccanici, tra cui allagamenti del vano di pilotaggio e la tendenza a prendere fuoco a causa delle perdite di olio. D’altra parte il kaiten era in grado di fare più corse sul bersaglio; il pilota che mancava il suo target poteva riacquisire il bersaglio, ricalcolarne gli elementi cinematici ed attaccare di nuovo. Di fatto, la loro inaffidabilità portava molti comandanti dei sommergibili nipponici a preferire l’uso dei siluri Tipo-93.
USS Underhill, un cacciatorpediniere di scorta classe Buckley, mentre scortava un convoglio al largo di Luzon il 24 luglio 1945, fu colpita da un siluro giapponese “kaiten” con equipaggio, che inflisse gravi danni. Nonostante gli sforzi coraggiosi del suo equipaggio, venne evacuata e affondò. L’attacco costò la vita a 112 marinai.USS Underhill (DE-682) underway, circa in late 1943.jpg – Wikimedia Commons
L’affondamento della USS Underhill
Come ho accennato i risultati dell’impiego dei kaiten furono limitati. Tra di essi ricordo l’attacco contro una nave da guerra americana, la USS Underhill (DE-682), il 24 luglio 1945. La nave era stata consegnata alla Marina statunitense nel 1943, un cacciatorpediniere classe Buckley. Aveva servito la maggior parte del conflitto nella Divisione di scorta 56 nell’Atlantico, nei Caraibi e nel mar Mediterraneo. Nel gennaio del 1945, fu trasferita nel Pacifico e assegnata alla 7a flotta. Il 24 luglio stava scortando un convoglio di LST che trasportavano truppe della 96ª Divisione di fanteria dell’esercito dirette nelle Filippine. Nel primo pomeriggio del 24 luglio 1945, mentre era ancora a circa 150 miglia a nord-est di Luzon, il convoglio fu avvistato dal comandante Saichi Oba, al comando del sottomarino giapponese I-53.
i sommergibili I-53 e I-58 (da sinistra a destra) nella base di Kure, 1945 – Fonte The Maru Special No.111 Imperial Japanese Naval Vessels in postwar Japanese submarines I-53 and I-58 in 1945.jpg – Wikimedia Commons
Il sommergibile era entrato in servizio nel febbraio 1944 ed apparteneva alla classe dei sommergibili da crociera a lungo raggio. Durante la sua breve carriera, l’I-53 aveva partecipato all’operazione “A-Go“, a settentrione delle Isole dell’Ammiragliato, nel maggio del 1944. Fu quindi assegnata ad est delle Marianne a metà giugno 1944, e quindi modificata come battello di supporto ai kaiten. Il suo carico di guerra comprendeva sei kaiten, oltre al suo normale complemento di siluri. Il suo comandante, capitano di fregata Oba, aveva precedentemente comandato numerosi battelli e, sotto il suo comando, l’I-53 aveva preso parte alla seconda missione Kaiten, denominata “Kongo“. In quella operazione non fu in grado di lanciare nessuno dei quattro kaiten che portava e fu costretto a tornare in Giappone. Di fatto Oba aveva già danneggiato un trasporto ed affondato tre trasporti ed un cacciatorpediniere con i siluri convenzionali. Quando avvistò il convoglio con il caccia USS Underhill, due dei kaiten di I-53 erano inutilizzabili a causa di un guasto meccanico. Nei rapporti di bordo sembrerebbe che lanciò i quattro kaiten rimanenti. Durante l’attacco, l’Underhill condusse un attacco con bombe di profondità.
Una delle navi trasporto, la LST-991, fu quasi speronata da un kaiten, che passò sotto la sua chiglia senza esplodere. Sembra che fu proprio questo kaiten a colpire la nave in un secondo attacco. Poco dopo, il cacciatorpediniere fu colpito dal veicolo suicida, che lo speronò a prua, appena davanti alla sala macchine n. 1. I risultati furono drammatici. All’effetto dell’esplosione della testata del kaiten si aggiunse l’esplosione simultanea delle caldaie di prua e delle munizioni dei cannoni anteriori da 3 “e da 20 mm. L’esplosione fece esplodere completamente la nave. La parte anteriore affondò quasi all’istante, senza sopravvissuti. La sezione posteriore rimase a galla e molti sopravvissuti passarono parecchie ore nelle acque, mentre le LST e le altre unità di scorte continuarono a sparare su sospetti kaiten e forse anche sulla I-53. In tutto, dei 122 membri dell’equipaggio dell’USS Underhill, circa 190 persero la vita nell’attacco. Il Comandante Oba riportò l’I-53 a Hikari esattamente un mese dopo l’attacco all’Underhill. Dopo l’armistizio il sommergibile I-53 fu affondato dalla US Navy al largo di Goto, Giappone, il 1 aprile 1946.
Per chi volesse approfondire, si consiglia la lettura dei libri Kaiten Weapon (1962) scritto dall’ex pilota kaiten Yutaka Yokota e I-Boat Captain (1976) scritto dall’ex comandante del sommergibile I-47.
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ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), è laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l’Università di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all’Università di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. È docente di cartografia e geodesia applicata ai rilievi in mare presso l’I.S.S.D.. Nel 2019, ha ricevuto il Tridente d’oro dell’Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Atlantide e della Scuola internazionale Subacquei scientifici (ISSD – AIOSS).
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