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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAZIONALE
PERIODO: XIX – XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Tricolore
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Il 2 giugno festeggiamo la Festa della Repubblica, una giornata celebrativa nazionale italiana istituita per ricordare la nascita della nostra Repubblica in sostituzione dal regime monarchico precedente. Si festeggia ogni anno il 2 giugno per ricordare la data del referendum istituzionale del 1946 con una celebrazione principale che avviene a Roma.
Il cerimoniale della manifestazione organizzata nella capitale normalmente prevede la deposizione di una corona d’alloro in omaggio al Milite Ignoto all’Altare della Patria da parte del Presidente della Repubblica Italiana seguita da una parata militare lungo via dei Fori Imperiali. Analogamente, cerimonie ufficiali si tengono su tutto il territorio nazionale con manifestazioni pubbliche solenni, con parate militari in forma ridotta. In tutto il mondo le ambasciate organizzano cerimonie a cui sono invitati i Capi di Stato del Paese ospitante. La Festa della Repubblica Italiana è una delle celebrazioni nazionali italiane la cui presenza costante è l’esposizione del tricolore italiano. Con questo breve articolo voglio parlare di questo simbolo che, come leggerete, rappresenta i valori del nostro popolo.
Una storia iniziata oltralpe con l’esperienza giacobina
La nostra bandiera nazionale, comunemente chiamata il tricolore, trova molte somiglianze con altre bandiere europee. Il tricolore italiano deriva da quello transalpino, che nacque durante la rivoluzione francese dall’unione del bianco, il colore della monarchia, con il rosso e il blu, i colori di Parigi, e che divenne il simbolo del rinnovamento sociale e politico perpetrato dal giacobinismo delle origini. In realtà questo movimento ed ideologia politica assunse nel tempo molte connotazioni che abbandonarono i valori originali. Da un punto di vista etico predicava le virtù, sia domestiche che civili, la probità nell’esercizio dell’amministrazione dello Stato, l’altruismo e l’aiuto reciproco. Le derive del Giacobinismo portarono nel tempo ad irrigidimenti delle posizioni che comportarono la creazione di governi non democratici, settari e antidemocratici, come nel caso del giacobinismo illiberale di Robespierre, o nelle varie affiliazioni successive fino al bolscevismo ed al comunismo.
Al di là delle ideologie, le bandiere sono restate come simbolo nazionale, di unione degli ideali originali, che non dovrebbero essere corrotti dalle politiche ma dovrebbero restare dei fari per garantire gli ideali dei cittadini.
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La coccarda tricolore italiana esposta dai cittadini genovesi nel 21 agosto 1789
Il tricolore italiano
Lo sventoliamo alle nostre finestre, come simbolo dell’unità nazionale, ma quanti di noi ne conoscono il vero significato? Senza raccontare la sua lunga e travagliata storia, nelle prime coccarde tricolori italiane, simboleggiava i diritti naturali, ovvero uguaglianza, libertà e fraternità. La prima traccia documentata dell’utilizzo di una coccarda tricolore italiana è datata 21 agosto 1789: negli archivi storici della Repubblica di Genova è riportato che testimoni oculari videro aggirarsi per la città alcuni manifestanti con appuntata sui vestiti la coccarda tricolore.
Dopo molti avvenimenti si giunse al 7 gennaio 1797, quando fu adottata la bandiera tricolore da parte della Repubblica Cispadana, primo Stato italiano sovrano a farne uso. Per questo motivo la festa del Tricolore italiano viene celebrata il 7 gennaio in quanto ne commemora la prima adozione ufficiale da parte della Repubblica Cispadana che avvenne a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797. Durante il periodo napoleonico, i tre colori acquisirono per la popolazione un significato più idealistico: il verde la speranza, il bianco la fede e il rosso l’amore per il nostro Paese.
La bandiera nazionale, come una grande madre, abbraccia il popolo italiano, come espressione della nostra unità al di là delle nostre opinioni politiche e convinzioni religiose. Non dimentichiamo l’art.1 della costituzione che afferma “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” e l’art. 12 che ne sancisce il simbolo ovvero “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”.
Quindi un Popolo che decide democraticamente, attraverso libere elezioni, e che viene rappresentato come simbolo sovrano dalla bandiera tricolore.
Riconoscersi in questo simbolo significa credere nel nostro Paese, nei suoi valori di libertà tolleranza e tradizione, ma anche difendere il nostro patrimonio storico e ambientale per preservare la nostra cultura in tutte le sue forme |
Fu l’ex Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, all’inizio del XXI secolo, ad iniziare un’opera di valorizzazione e di rilancio dei simboli patri italiani, tricolore compreso. Durante i festeggiamenti per i 140 anni di unità nazionale, il 4 novembre 2001, a San Martino della Battaglia, in riferimento al tricolore, il Presidente Ciampi sottolineò
«[…] Adoperiamoci perché ogni famiglia, in ogni casa, ci sia un tricolore a testimoniare i sentimenti che ci uniscono fin dai giorni del glorioso Risorgimento. Il tricolore non è una semplice insegna di Stato, è un vessillo di libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di eguaglianza, di giustizia. Nei valori della propria storia e della propria civiltà. […]» Carlo Azeglio Ciampi |
L’Italia non è un’espressione geografica, come lo statista austriaco Klemens Von Metternich affermò nel 1847, ma rappresenta la nostra storia, cultura e sentimenti che devono essere preservati e trasmessi alle nuove generazioni affinché la nostra italianità diventi elemento di arricchimento interno ed esterno. La bandiera quindi deve essere trattata con rispetto, quasi figliare, rappresentando l’Italia e i suoi valori sovrani..
Il cerimoniale italiano
Sebbene essa venga spesso esposta in manifestazioni sociali, non tutti sanno che esiste un protocollo per l’alzabandiera del tricolore. Tale cerimonia avviene, ogni giorno, alle prime luci dell’alba, con il vessillo che viene fatto scorrere velocemente e con risolutezza fino al termine del pennone. In ambito militare viene preannunciato da squilli di tromba o di fischi (sulle navi militari) ed è effettuato sulle note dell’inno nazionale, Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli e Michele Novaro sin dal 1946.
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Noi fummo da secoli calpesti, derisi
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Stringiamoci a coorte
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Similmente la cerimonia dell’ammainabandiera avviene ad ogni tramonto
A differenza dell’alzabandiera esso viene effettuato in maniera più lenta e solenne in modo tale da non farlo sembrare un rapido abbassamento. Nel video che segue, potrete vedere l’ammaina bandiera su Nave Amerigo Vespucci. Questa cerimonia viene ripetuta tutti i giorni, anche in navigazione. Quando la cerimonia è effettuata in maniera solenne vi partecipa tutto l’equipaggio schierato a poppa. Nel caso della cerimonia giornaliera chiunque transiti nelle vicinanze, si deve fermare, assumendo una posizione di attenti o comunque di rispetto verso la bandiera.
In presenza di altre bandiere (come quella europea), oltre che ricevere la posizione di più alto onore, il tricolore italiano va sempre issato per primo ed ammainato per ultimo. Ma che succede dopo? Come viene ripiegata la bandiera dopo essere stata ammainata? Ce lo spiega ora Paolo Giannetti.
Come si piega il tricolore Come primo passo si piega la bandiera lungo le linee che separano i tre colori. Il rosso deve essere portato sopra al bianco. Quindi il verde viene sovrapposto al rosso. Dopo questa piegatura saranno visibili solo la parte bianca da un lato e quella verde dall’altro. Infine si piegherà nuovamente la bandiera a metà, facendole assumere la forma quadrata con il solo colore verde visibile. Nella Marina invece la bandiera NON si piega ma si “incazzotta”. L’operazione consiste nell’arrotolarla e avvolgerla con la sua sagola in modo da essere dispiegata velocemente. Per chi volesse attenersi, anche sulle nostre barche da diporto, la procedura è molto semplice: – si piega la bandiera a metà parallelamente al lato più lungo; – si arrotola, partendo dal rosso, fino ad ottenere un rotolo verde; – lo si assicura con la sua sagola (detta alabasso o “codetta”) tramite un tipo di nodo chiamato collo. Ricordo che l’alabasso è la sagola inferiore della bandiera, che di solito è legata alla cima della carrucola affinché la bandiera rimanga tesa, una volta issata. |
Una volta ammainata, la bandiera deve essere conservata con cura, evitando che possa essere sporcata da sostanze contaminanti. Voglio sottolineare ancora che essa ci rappresenta non solo da un punto di vista politico internazionale ma anche etico e morale. Mancare di rispetto alla bandiera è mancare di rispetto a noi stessi. Occorre quindi trasmettere ai nostri figli l’amore per il tricolore, vero simbolo di unità nazionale, in cui i suoi colori dovrebbero richiamare gli ideali risorgimentali del nostro Paese: il verde che ricorda la nostra speranza per un mondo più giusto, il bianco la purezza e trasparenza delle Istituzioni, ed il rosso l’amore di tutti coloro che hanno dato la vita per il nostro Paese affinché fosse migliore. Simboli che non hanno tempo, validi ieri come oggi, e che dovrebbero costituire i valori fondanti del nostro Paese.
Chi si abbandona all’ignavia del quieto vivere, chi non lotta affinché i mali che ci affliggono vengano risolti, guardando egoisticamente solo a se stesso o ai giochi della propria fazione, tradisce il Popolo italiano e quegli ideali che la nostra bandiera rappresenta.
Buona Festa della Repubblica italiana a tutti.
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ammiraglio della Marina Militare Italiana (riserva), è laureato in Scienze Marittime della Difesa presso l’Università di Pisa ed in Scienze Politiche cum laude all’Università di Trieste. Analista di Maritime Security, collabora con numerosi Centri di studi e analisi geopolitici italiani ed internazionali. È docente di cartografia e geodesia applicata ai rilievi in mare presso l’I.S.S.D.. Nel 2019, ha ricevuto il Tridente d’oro dell’Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee per la divulgazione della cultura del mare. Fa parte del Comitato scientifico della Fondazione Atlantide e della Scuola internazionale Subacquei scientifici (ISSD – AIOSS).
bellissimo articolo, scritto col cuore campanilistico che tutti noi dovremo avere e l’ultima frase tocca profondamente l’etica di ogni lettore.
Grazie Silvia, scritto con il cuore di chi crede ancora in un Italia migliore