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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MARE ANTARTICO
parole chiave: Shackleton
Il silenzio del pack è interrotto da una serie di rumori che testimoniano gli ultimi atti dell’Endurance, intrappolata da oltre dieci mesi nella morsa del ghiaccio. La resistenza dello scafo non riesce più a sopportare le immense pressioni dovute al movimento del ghiaccio circostante e la nave scompare inghiottita dalle fredde acque antartiche del Mare di Weddel. È il 21 novembre del 1915 e, mentre l’Europa è sconvolta dagli orrori della “Grande Guerra”, ventotto uomini iniziano una lotta per la sopravvivenza ai limiti, e forse oltre i limiti, del possibile.

E H Shackleton al timone della Discovery (1901) – Fonte Roland Huntford: Shackleton (Abacus, 1996)File:E H Shackleton at the wheel of Discovery (1901) RMG F6218.tiff – Wikimedia Commons
Ernest Shackleton, l’indiscusso leader del gruppo, era divenuto famoso a seguito della spedizione “Nimrod” (dal nome della nave usata) che prevedeva di raggiungere le coste del continente antartico e procedere a piedi verso il polo sud. La spedizione si svolse tra il 1907 ed il 1909 ma, giunti a solo 97 miglia dal Polo Sud, a corto di provviste, Shackleton decise di interrompere la spedizione mettendo la sicurezza dei suoi uomini al di sopra della gloria individuale.
Nimrod Expedition (1907-09)Shackleton nimrod 61.jpg – Wikimedia Commons
Rientrato nel Regno Unito ad acclamato come eroe, Shackleton iniziò subito ad organizzare una nuova spedizione in Antartide, chiamata “Spedizione Imperiale Trans-Antartica”, con lo scopo di attraversare l’intero continente antartico dopo essere approdati nella Baia di Vahsel (nel Mare di Weddel) passando per il polo sud e raggiungendo il Mare di Ross.
L’8 agosto del 1914 Shackleton, insieme ad altri 27 membri della spedizione, partì da Plymouth (Inghilterra) a bordo dell’Endurance alla volta del continente antartico. Dopo quasi quattro mesi di navigazione la nave penetrò il pack del Mare di Ross. Per oltre un mese il capitano della nave cercò di avanzare tra i blocchi di ghiaccio ma, nonostante fosse piena estate antartica, il pack si dimostrò più compatto del solito e il 18 gennaio del 1915 l’Endurance restò intrappolata nel ghiaccio.
HMS Endurance intrappolato nella banchisa antartica. Pubblicato per la prima volta nella pagina a fronte p. 156 di Argonauts of the South (1925) di Hurley, Londra e New York: Putnam & Sons – Autore Frank Hurley Endurance trapped in pack ice.jpg – Wikimedia Commons
Gli uomini resistettero per quasi dieci mesi nella speranza che i movimenti del ghiaccio in qualche modo liberassero la nave dalla morsa letale nella quale era caduta. Purtroppo, questo non accadde, e alla fine, la nave, schiacciata dalle enormi pressioni sul suo scafo affondò. Per Shackleton ed i suoi uomini iniziò quindi un viaggio epico a piedi sul ghiaccio, trasportando, con l’aiuto delle slitte, tutto quanto fosse possibile recuperare dal relitto, incluse due scialuppe di salvataggio, la Dudley Docker e la James Caird.
Dopo quasi cinque mesi di lenta traversata il gruppo trovò finalmente uno spazio di mare aperto e raggiunse, dopo cinque giorni di navigazione a bordo delle due scialuppe, Elephant Island. Era il 15 aprile del 1916 quando Shackleton raggiunse quell’isola completamente deserta e fuori dalle rotte commerciali. Decise quindi di adattare una delle scialuppe, la James Caird per una traversata di quasi 800 miglia tra le tempestose acque antartiche nel tentativo di raggiungere l’isola della Georgia Australe dove si trovava una base baleniera.
Mentre una parte del gruppo rimase in attesa dei soccorsi, Shackleton e altri cinque uomini tentarono la pericolosa traversata. Dopo due settimane di navigazione, e grazie alle incredibili capacità di navigazione di Frank Worsley, comandante dell’Endurance, pur navigando in condizioni estreme, raggiunsero finalmente le coste della Georgia Australe. Purtroppo, la scialuppa sbarcò sul lato opposto dell’isola rispetto alla base baleniera e Shackleton insieme a Worsley ed un altro membro del gruppo (Crean) dovettero attraversare il difficile territorio montuoso dell’isola senza neanche l’aiuto di una carta. Ci vollero 36 ore di cammino per raggiungere finalmente la base baleniera. Nelle settimane successive Shackleton organizzò il recupero di tutti i suoi uomini che poi torneranno tutti sani e salvi alle loro case.
Il ritrovamento della Endurance
Dopo oltre 100 anni dalla sua scomparsa una missione di ricerca è stata organizzata per cercare di localizzare il relitto che giace a quasi tremila metri sul fondo del Mare di Weddel. La “Endurance 22 Expedition” ha iniziato la sua ricerca nel febbraio del 2022, includendo nella sua spedizione la raccolta di dati climatici e sullo stato dei ghiacci di quella regione antartica.
La nave impiegata per la spedizione è stata il moderno rompighiaccio “Agulhas”. Viste le elevate profondità, per localizzare il relitto, si è utilizzato un moderno ROV. Dopo due settimane di lavoro, e non pochi problemi tecnici, finalmente il pomeriggio del 5 marzo sui monitor collegati al ROV immerso, a quasi tremila metri di profondità, è comparso il profilo del relitto dell’Endurance, adagiato sul fondo ancora in assetto di navigazione. L’area da esplorare era di circa 150 miglia quadrate (400 km2) ed era basata sull’ultima posizione dell’Endurance, registrata a suo tempo dal comandante Worsley. Tentativi fatti negli anni precedenti erano falliti causando anche la perdita di uno dei veicoli usati per la ricerca. Questa volta i ROV di ultima generazione, collegati alla nave da un sottile cavo in fibra ottica, hanno potuto operare per otto ore in immersione trasmettendo sia segnali video ad alta risoluzione che immagini sonar dell’ambiente subacqueo circostante. Il relitto è apparso in eccellenti condizioni grazie al fatto che le fredde e limpide acque del mare antartico hanno limitato la corrosione ed il degrado del legno. Sullo specchio di poppa si legge ancora chiaramente il nome Endurance in lettere di ottone sovrastante una stella, tributo al nome originario della nave “Polaris”.
Relitto della HMS Endurance – Fonte Falklands Maritime Heritage Trust and National Geographic – Foto scattata durante la Endurance22 expedition organizzata da Falklands Maritime Heritage Trust END 22 EPK WRECK STILL IMAGES-4-Credit Falklands Maritime Heritage Trust and National Geographic Caption – The stern of the Endurance with the name and emblematic polestar.jpg – Wikimedia Commons
La spedizione ha raccolto un gran numero di immagini che verranno utilizzate per la realizzazione di materiale didattico e documentaristico. Nessuna parte del relitto è stata rimossa essendo inviolabile secondo gli accordi relativi al Trattato Antartico (l’Endurance è numero 93 nella lista dei siti storici e monumenti annessa al trattato).
Al termine delle operazioni il gruppo di ricerca si è fermato sulla tomba di Shackleton (sepolto nella Georgia Australe dove morì nel 1922 per un infarto all’età di 47 anni), portando con sé alcune immagini dell’Endurance. Alla fine, il grande Comandante si è finalmente riunito con la sua amata nave.
Giorgio Caramanna
in anteprima “In pochi secondi ha sbandato finché non ha avuto almeno trenta gradi a sinistra”. dal diario dell’HMS Endurance, Antartide, 1915 Fonte Ernest Shackleton: Sud: William Heinemann, Londra 1919 – Autore Frank Hurley (1885–1962) Endurance sink.jpg – Wikimedia Commons
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geologo (PhD) ed oceanografo, ha fondato la società di consulenza GeoAqua nel 2015 anche al fine di condividere la sua esperienza di ricercatore e subacqueo scientifico, sensibilizzando l’opinione pubblica sui principali problemi ambientali. In possesso di una notevole esperienza in idrogeologia e geochimica ed oltre quindici anni di esperienza come subacqueo scientifico in una varietà di ambienti ha condotto diverse attività di ricerca ed è sttao delegato del gruppo europeo di immersioni scientifiche. Ha lavorato come ricercatore presso molte istituzioni internazionali operando in ambienti multidisciplinari con diverse università. È autore di più di cinquanta articoli ed è revisore di riviste internazionali. Attualmente lavora negli Stati Uniti collaborando come consulente al Woods Hole Oceanographic Institution. Nel 2018 ha ricevuto il Tridente d’oro dell’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche subacquee. Non ultimo è main reporter di OCEAN4FUTURE dagli Stati Uniti
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